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lunedì 6 gennaio 2020

Post di Gennaio 2020


LO YOGA CHE NON E' YOGA

Negli ultimi anni non è insolito sentire le persone, riferirsi allo Yoga come a qualcosa che credevano fosse diverso. Dopo aver provato alcune lezioni, o dopo aver seguito un istruttore per alcuni mesi, accade spesso che le aspettative di chi si accosta a questa disciplina vengano disattese. Naturalmente ciò dipende in primo luogo dalla conoscenza che si ha della materia, per cui in assenza di questa, può capitare che una persona si faccia un'idea personale che poi non corrisponde alla realtà. Le informazioni esistono e sono facilmente reperibili, tuttavia, va considerato che quando una persona si accosta allo Yoga non lo fa mai per puro divertimento, le sue intenzioni confuse o meno che siano hanno un obiettivo preciso, che però non sembrano corrispondere con ciò che credevano che fosse lo Yoga.

Ed è un bel problema questo, perchè quasi nessuno possiede una corretta informazione sullo Yoga, ad eccezione delle proprietà riferite in un modo superficiale al benessere individuale, oggetto di larga diffusione e condivisione a livello mediatico. Non è quindi del tutto sbagliato che le persone si aspettino qualcosa dallo Yoga, deducendo erroneamente, è in molti casi accontentandosi di questa risposta, che forse continuano ad essere sempre e solo loro stessi gli ostacoli al proprio benessere.

Ovviamente, al contrario sarebbe difficile per un principiante mettere in dubbio ciò che ha sperimentato in una lezione di Yoga, è quasi impossibile. Sarebbe come andare ad un allenamento di calcio, obiettando all'allenatore il modo in cui si gioca perchè non ci ha fatto divertire come pensavamo; perchè abbiamo faticato correndo, o perchè non siamo riusciti a segnare nessun goal. Ma l'informazione non è sbagliata. Il calcio ad esempio è uno sport, è il suo significato è sinonimo di divertimento, con una piccola ma significativa precisazione: per chi lo guarda. Lo sport è nato per il divertimento di chi guarda, ma per chi lo pratica (da adulto) è sinonimo di competizione, di prestazione e di sfida con se stessi o con altri sportivi, praticato sia a livello amatoriale che agonistico.

Tornando allo Yoga, nemmeno in questo caso l'informazione (anche superficiale) di cui disponiamo non è errata, ma anche in questo caso esiste una piccola e significativa precisazione da fare. Se osserviamo nell'immagine sopra la famosa Utthita Trikonasana eseguita dal Maestro Iyengar, come potremmo mettere in relazione quel movimento con ciò che conosciamo dello Yoga? In quanti, specie le prime volte, hanno eseguito quella posizione sperimentato difficoltà e fatica, al contrario dell'atteso benessere? Non è nemmeno raro anche farsi male praticando le Asana, sentirsi incapaci e inadatti, con la conseguenza di trarre delle considerazioni a mio avviso fuori luogo, ma comprensibili, ed ora vediamo il perchè.

Ovunque vi rechiate, Utthita Trikonasana come molte altre, saranno alcune delle Asana (posizioni) che gli istruttori vi faranno eseguire. Esistono Asana da praticare in piedi, al suolo, in equilibrio, altre eseguite in sequenza ed altre ancora al limite del contorsionismo. Ammetto di aver visto persone eseguire movimenti a me impossibili, straordinariamente aggraziati, i quali mi farebbero sentire un'incapace se provassi ad eseguirli, nonostante la mia ventennale esperienza di pratica.

Ciò non toglie però, che lo Yoga non dipende affatto da una specifica prestazione fisica, al pari invece di uno sport che si basa su questa. Certo, nulla ha impedito alle persone di sperimentare e di spingere le proprie prestazioni anche attraverso i movimenti dello Yoga. Certe prestazioni poi sono raggiungibili non solo grazie all'allenamento, ma anche ad un perfetto stile di vita e della cura della persona. Proprio come un professionista, come un pilota di formula 1, un'atleta olimpico, non c'è nessuna differenza. Godere di una buona condizione fisica è auspicabile a tutti, ma diciamoci la verità, chi di noi si tuffa da una scogliera cercando di eseguire un doppio carpiato con avvitamento? Chi di noi prende la bicicletta e la utilizza mantenendo una media di trenta chilometri orari? Siamo in grado allora di distinguere l'esecuzione di un movimento da una prestazione?

Purtroppo questa è una realtà che riguarda anche molti istruttori, la stragrande maggioranza, per cui se ci si accosta ad un metodo fisico non si potrà che esserne all'altezza per poterlo seguire. Ci sono persone che accettano i propri limiti e piano piano li riescono a superare, ma ci sono anche persone veramente impossibilitate, è non solo dalle condizioni fisiche. Tutto sta nel trovare il metodo giusto, perchè la disciplina è una, però spesso viene insegnata in base alle attitudini dell'istruttore. Se quindi vi ritenete insoddisfatti dopo una lezione ciò non dipenderà mai dallo Yoga, quanto dalle vostre aspettative in relazione al metodo di quell'istruttore. Oggi giorno grazie all'esercizio si sono raggiunte prestazioni notevoli, utili certo, benefiche sicuramente, ma che allo stesso tempo poco si addicono alle comuni necessità quotidiane. La sola pratica fisica potrà solo darci un benessere transitorio, indipendentemente dal fatto se siamo più o meno predisposti alle esecuzioni delle Asana. Qualcuno però deve anche permetterci di comprendere cosa avviene dentro di noi; come poniamo in relazione la posizione nell'immagine eseguita da Iyengar, con l'indispensabile necessità di ottenere una stabilità interiore?

A parte Ganesh che ha otto braccia, non si sono mai visti santi o illuminati contorsionisti!

martedì 24 dicembre 2019

Post di Dicembre 2019


S T I M O L I       I N T E R I O R I



Provate a pensare ad uno dei posti più belli in cui siete mai stati. Ricordatevi dello stupore, l'emozione, dei particolari che vi hanno colpito così tanto da rendere quell'esperienza indimenticabile. È fantastico non è vero? Ora però, provate a pensare come sarebbe la stessa esperienza, se si avesse la possibilità di tornare nello stesso luogo tutte le settimane per un anno; continuerebbe ad essere la stessa meravigliosa esperienza? Obiettivamente il luogo in sè rimarrebbe meraviglioso, ma dubito che ogni settimana lo stesso luogo potrebbe farci sentire le medesime emozioni.

Riflettendo bene sull'esperienza ricordata, a quali conclusioni potremmo arrivare? Possiamo ancora considerare che ciò che abbiamo sperimentato fosse stato dipeso dal luogo? Forse dalle persone che erano con noi? Dal clima? Beh! intanto che ci pensate, una cosa molto significativa e bene non dimenticarla, ovvero che tutto quello che è accaduto, qualunque sia stata l'emozione, il pensiero, la percezione sensoriale, tutto ciò è avvenuto dentro di noi. Esclusivamente dentro di noi.

Infatti, se anche per assurdo lo stesso luogo ogni volta dovesse stimolarci, ciò non potrebbe che continuare a ripetersi al nostro interno. Tuttavia non mi sto riferendo al fatto di dare o meno per scontato quello che viviamo, perchè sarebbe assolutamente normale abituarsi ad un'esperienza se la si ripete in continuazione, proprio come se guardassimo per cento volte lo stesso film. Ciò a cui mi riferisco, riguarda unicamente a come invece ci rapportiamo con un certo tipo di percezione interiore.

Per l'Hatha Yoga non è diverso, infatti è un'esperienza positiva che ogni settimana le persone ripetono recandosi ad un corso, un pò come se ciò rappresentasse la possibilità di ritornare in un luogo che ci ha affascinato. Questa affermazione non rappresenterà la totalità delle motivazioni di chi pratica, però non è così lontano dalla realtà riconoscere che il più delle persone, seguono un corso di Yoga unicamente per ripetere l'esperienza di sentirsi meglio con se stesse.

Ma se davvero lo Yoga insegnasse a rilassarsi, perchè le persone che lo praticano continuano ad avere bisogno di praticarlo? E comprensibile per un principiante che debba apprendere le Asana, ma una volta acquisite le tecniche che senso avrebbe continuare a seguire un corso. Non è un gioco di squadra! Non sarebbe sufficiente continuare a praticare da soli? Cos'è che in realtà cerchiamo quando vogliamo stare bene, quando ricordiamo una bella esperienza e vogliamo ripeterla? La seconda volta non sarà mai uguale al fascino della prima, mai, non si ripeterà più nello stesso modo, ma noi vogliamo che ciò accada. In questo modo però si rischia come di ritornare ogni volta nello stesso luogo, arrivando al punto inevitabile di perderne qualsiasi interesse.

Che avvenga in un luogo particolare o ad un corso di Yoga, ogni volta che sperimentiamo qualcosa ciò non potrà che avvenire al nostro interno. Nessuno ha mai fatto esperienze al di fuori di se stesso, di nessun tipo, che si tratti di rilassamento, di gioia, amore, desiderio o anche di paure, delusioni e sofferenza. Ogni cosa avviene dentro di noi, però facciamo l'errore di considerare questi stimoli come se fossero qualcosa di esterno che ad un certo punto ci travolgono. Tuttavia nessuno di noi va a sbattere contro la delusione, oppure contro l'amore, non sono dei muri che si frappongono improvvisamente sulla nostra strada.

Tanto nel luogo meraviglioso a cui prima avete pensato, quanto ad una lezione di Yoga, può accadere improvvisamente che ad un certo punto scatti dentro di noi qualcosa, in questo ragionamento di tipo positivo, ma vale ovviamente anche per le emozioni opposte. Qualcosa scatta, noi possiamo solo osservarlo, ma non siamo in grado di spiegare le ragioni del perchè accada se non per associazione. Possiamo solo descrivere come ci siamo sentiti, limitandoci così nel considerare che tutto ciò sia derivato dall'esterno, e nel caso di esperienze positive le desideriamo ripetere, mentre quelle negative ci spaventano.

Eppure ciò che avviene dentro di noi non è di tipo casuale, può anche attivarsi involontariamente, ma le sensazioni che proviamo non sono casuali, voglio dire, se sei preso da una sensazione gioiosa non ti brucerà lo stomaco! Quindi, c'è da chiedersi, prima che il caso non stimolasse qualche processo al mio interno, fino a quel momento come mi sentivo? Ne ero consapevole? Prima di rilassarmi con una lezione di Yoga, ero consapevole di quanto stress avessi accumulato?

C'è chiaramente un grossa differenza tra un luogo piacevole e la pratica dello Yoga, anche se fino ad un certo punto si potrebbero ricevere da entrambe le cose degli stimoli analoghi. Ad ogni modo serve un impulso affinchè la nostra attenzione venga rivolta all'interno, e lo Yoga è una disciplina che ci consente di ripetere un'esperienza con il fine di prenderne consapevolezza. Non è una scorciatoia, ma se la pratica è applicata con la giusta intenzione si può essere certi di ottenere i risultati, poichè tutto questo avviene al nostro interno; infatti partendo da una conoscenza è possibile sperimentare una particolare condizione.

Non tutti se ne accorgono, almeno fino a quando non glie lo fai notare, ma ognuno di noi può constatare che durante il giorno la nostra qualità interiore cambia da sola. Forse è difficile coglierne l'impulso, ma a volte abbiamo dei momenti di gioia improvvisa, dopo alcune ore magari ci sentiamo stanchi, e dopo ancora ci viene voglia di fare delle attività. Nessuno può negare di aver sperimentato questi alti e bassi nella propria giornata, e forse non ci è mai nemmeno venuto il dubbio che con essi si possa interagire.

Lo Yoga sembra poterci dare questa possibilità, ci consente di fare esperienza sulle interazioni, ci consente di osservare su base volontaria il funzionamento di particolari processi interiori. Ma dobbiamo poi essere noi a mantenere questi processi regolati, poichè lo Yoga e le Asana sono "solo" degli strumenti per acquisire una maggiore conoscenza di sè.

Vivere a volte è come guidare una macchina, che nel momento in cui decidi di svoltare a destra lei da sola svolta a sinistra, è difficile andare dritti in questo modo. Praticare Yoga invece, ti fa rendere conto che fino a quel momento non ti sei mai nemmeno preoccupato di capire dove fosse il volante.