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giovedì 11 giugno 2020

Post di giugno 2020




ALLA RICERCA DI DIO


Dovremmo partire dal presupposto che Dio non è una cosa o una persona, ma un concetto, come ce ne sono molti, e per questa ragione può assumere diverse interpretazioni. Alcune di queste ragioni sono diffuse e condivise da un numero spropositato di persone, le quali trovano nelle diverse religioni una concezione adeguata in base alla propria cultura sociale. Chiaramente, indicando Dio come termine assoluto, non è possibile che ne esistano diversi, intendo con ciò un Dio cattolico, un Dio ebreo, un Dio arabo o un Dio orientale. La contesa, infatti, non riguarda tanto Dio, quanto l’interpretazione che si ha del suo concetto, che cambia ed è cambiato secondo il periodo storico e dell’area geografica.

Le religioni tuttavia non sono un concetto, non sono assolute come Dio, e per quanto possano raccogliere il favore di molti, questo non significa che siano condivisibili da tutti. Tanto meno possiamo ritenere che il chiarimento di un concetto spirituale possa avvenire solo attraverso una di esse, anche quando una religione diversa dall’ideologia della nostra cultura, è carica di un mistero che per qualche motivo ci attrae più di altre. Ad ogni modo, la nostra ricerca potrebbe non coincidere con nessuna religione ora presente sul nostro Pianeta, lasciandoci dentro come un vuoto che non sappiamo colmare, e che il più delle volte siamo costretti ad ignorare per evitare di sentirne il peso.

TrovarLo non è proprio la cosa più semplice da fare, a partire dal fatto che se Dio è un concetto discutibile, il discorso si apre ad infinite versioni e si complica perché nessuna di queste può ritenersi migliore o peggiore, in altre parole, se non impariamo prima ad essere certi delle nostre intuizioni interiori. Tuttavia cosa importa come realizziamo un concetto, dovesse anche accadere mentre osserviamo dei sassi, se in quel momento è ciò che ci serve andrà benissimo. Però poi non possiamo affermare in modo assoluto che sarà solo guardando delle pietre, che si potrà comprendere il concetto di Dio. Nemmeno se ciò fosse avvenuto mentre stavamo pregando. È servito solo a noi, in quel momento e per circostanze del tutto soggettive, ma la cosa più importante sarà solo che sia accaduto.

Realizzare il concetto di Dio non è qualcosa che si fa, è una cosa che deve accadere dentro di noi. Ci sono certamente fattori che possono favorirne la predisposizione, ma niente di più. Quando riusciamo a comprendere qualcosa di noi stessi, della vita o di Dio, ciò avviene inaspettatamente e al di là dei nostri programmi. Non c’è una regola, Dio non ha regole, e non è scontato che un uomo o una donna possano comprenderLo perché seguono una religione, perché sono diventati monaci, seppur, una volta che veramente ne realizziamo il concetto, anche grazie all’osservazione di sassi e pietre, allora possiamo rapportare la nostra comprensione anche attraverso gli occhi delle religioni, e utilizzare nei dialoghi i loro concetti. Ecco perché Dio è ovunque, è un concetto, è può essere osservato in ogni cosa.  

Tutto ciò premesso, non può che portarci alla conclusione che essendo ovunque, non dovrebbe essere così difficile riconoscere la sua presenza. Al contrario però, invece di riconoscere, noi facciamo l’errore di aspettarci qualcosa, e solleviamo una pietra sperando di vedere chissà cosa, un segnale, una luce, una forma angelica che viene a parlarci. Ammettiamolo, il concetto di Dio è qualcosa di completamente scollegato dalla nostra realtà, anche se ogni tanto, a ognuno di noi è accaduto almeno una volta di sospirare dentro di se un “grazie a Dio”. Le persone purtroppo hanno una fanciullesca opinione del concetto di Dio, come se realizzarlo debba equivalere all’acquisizione di capacità straordinarie e visioni profetiche.

Per noi è un po’ diverso, anche se non escludo nulla, ma più che visualizzarci nell’atto di eseguire miracoli, possiamo iniziare a guardarci intorno in un modo diverso. Se tentiamo, non sarà difficile passeggiando in un parco, riconoscere dai segnali della natura una concezione più elevata della nostra presenza in quel preciso momento. Possiamo tentare, di cercare nelle persone anche inconsapevoli se in loro via sia la presenza di Dio, nella loro diversità, unicità, e casualità, proprio come riusciamo a cogliere le potenzialità insite in un bambino. Oltre ciò, possiamo riconoscere noi stessi come potenzialità, il nostro corpo come un veicolo, i nostri occhi delle finestre attraverso cui guardare il mondo..

Non ci sarà possibile in ogni momento mantenere una simile percezione interiore della vita e dei fenomeni che ci circondano, però è auspicabile ogni tanto un particolare raccoglimento. Iniziamo con quelli. Usciamo da casa con il desiderio di scoprire se il concetto di Dio è veramente presente in ogni cosa, in ogni forma della natura che abbiamo l’occasione di osservare o di ascoltare. Può avvenire in un qualsiasi momento e da nessuna parte in particolare, per cui non è indispensabile trovarsi in un luogo sacro. Prima di tutto è importante aprirsi al concetto, senza razionalizzarlo sulla base dell’esperienza di altre persone o schematizzarlo in una visione, se pur condivisa. Non è indispensabile la santità. I Santi e gli Esseri illuminati avevano un compito, non dovrebbe essere così difficile fare le giuste distinzioni, mettere i piedi per terra e fare un passo alla volta.

“Maestro siete meraviglioso!” disse un Discepolo guardando con ardore il Saggio. “Avete rinunciato alle ricchezze e agli agi per conoscere Dio e insegnarci la saggezza!”(..) “In che modo mi sarei privato di qualcosa?”, rispose il Maestro, “Ho abbandonato qualche misera rupia e qualche piacere insignificante per un impero cosmico di beatitudine (..), sono le persone miopi, legate alle cose terrene, i veri rinuncianti (..)” (tratto da Autobiografia di uno Yogi)
Buon viaggio...